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Driverless cars: i veicoli per disabili del futuro?

Driverless cars: i veicoli per disabili del futuro?

Attualmente le persone con disabilità possono viaggiare su veicoli accessibili a sedie a rotelle come passeggeri e su auto adattate come autisti. Le prime sono dotate di rampe per caricare la carrozzina sull’auto e di sistemi di ritenuta che la immobilizzano durante il viaggio. Le seconde sono auto progettate attorno alle abilità della persona disabile per permettere a questa di guidare in autonomia, sia su sedia a rotelle che non.

Nonostante la tecnologia dei vericoli per disabili sia in continua evoluzione, le persone che hanno disabilità visive, cognitive e motorie che non possono conseguire la patente speciale sono costrette a dipendere da familiari, amici, caregiver e servizi sociali per spostarsi. Questo riduce la loro autonomia notevolmente.

Anche chi vive in città lamenta che il sistema dei mezzi pubblici non funziona bene con piattaforme rotte o lente, ascensori fuori servizio e mancanza di reperibilità di taxi per disabili.

Le driverless cars potrebbero offrire una soluzione a questo problema. Vediamo come.

Cosa sono le driverless cars

Le driverless cars (o autonomous cars o self-driving cars) sono veicoli che possono spostarsi in modo autonomo, senza l’intervento di una persona alla guida.

Una driverless car è in grado di riconoscere il percorso, la carreggiata e eventuali ostacoli grazie a sistemi radar, sensori, GPS e telecamere. Inoltre l’auto può operare il motore e i comandi alla guida in autonomia utilizzando l’intelligenza artificiale e sistemi di controllo sofisticati. Quindi le driverless cars posono essere guidate da chiunque, qualunque disabilità abbia.

Quando salite a bordo di una self-driving car, siete sostanzialmente un passeggero. Una volta che avete scelto la destinazione e impostato il percorso, potrete dormire, guadare video, leggere, giocare a videogame, postare sui social e fare telefonate.

La maggior parte delle nuove auto attualmente in commercio è già di livello uno o due, in termini di autonomia. Queste hanno funzioni quali il cruise control adattivo, il supporto dinamico della frenata e il lane assist (un sistema che evita sbandamenti e invasioni di corsia). Per questo le auto di livello uno e due vengono chiamate a guida collaborativa.

Le macchine di livello tre hanno guida autonoma limitata; il conducente può cedere il controllo dei comandi di sicurezza all’auto in certe condizioni di traffico e meteo. Le auto di livello quattro hanno automazione elevata; l’auto può guidare in modo autonomo in condizioni meteo standard. Le macchine di livello cinque hanno piena autonomia in qualsiasi contesto; basta avviare il mezzo e impostare il percorso.

Le auto autonome in Italia

In Italia le driverless cars sono in via di sperimentazione dal 2018. Solo le auto a guida collaborativa (livello uno e due) possono essere omologate nel nostro paese, per ora. In Europa le driverless cars possono circolare dal 2022.

Ci vorranno ancora parecchi anni per vedere auto autonome su strade italiane. La tecnologia è cara, le possibilità per testarla sono limitate e serve un grande cambiamento a livello legislativo in tutta Europa. Eppure alcune fonti prevedono che le self-driving cars di livello cinque potrebbero apparire negli showroom italiani già nel 2035.

Viene quindi spontaneo chiedersi se le driverless cars diventeranno i veicoli per disabili del futuro.

I vantaggi delle driverless cars per trasporto disabili

Il vantaggio principale delle self-driving cars è sicuramente quello di offrire maggiore autonomia alle persone con disabilità. Una persona disabile sarebbe in grado di andare e tornare da lavoro, fare commissioni, andare per negozi e recarsi dal dottore autonomamente.

Inoltre le auto autonome di livello cinque con display accessibile permetterebbero anche a chi ha disabilità visiva, intellettiva e motoria di spostarsi in autonomia.

La libertà di movimento aumenterebbe anche le possibilità lavorative e di volontariato aperte alle persone disabili, riducendo la disoccupazione. Cosa da non poco, visto che il 70% delle persone disabili in Italia sono disoccupate.

Nel caso di persone che non possono o non devono lavorare, le auto autonome potrebbero aiutare ad aumentare i contatti con il mondo esterno. Alcune persone disabili non hanno molte possibilità di socializzazione nella vita di tutti i giorni. Spesso i contatti principali avvengono con chi le accompagna per le commissioni, infermieri i medici in ospedale e chi le aiuta o incontra sul percorso. Con un’auto autonoma, una persona disabile potrebbe recarsi al cinema, al bar, in palestra, in Chiesa e al centro anziani.

Inoltre le persone disabili risparmierebbero tempo e eliminerebbero certe frustrazioni, quali trovare l’ascensore o la piattaforma rotta alla stazione dei treni. È opportuno menzionare anche che, guidando il proprio mezzo, le persone disabili non sarebbero costrette a sopportare un’autista del pullman sgarbato o gli sbuffi di passeggeri che sono di fretta.

Infine chi ha disabilità cognitive o motorie gravi e non può guidare una self-driving car, riceverebbero tutta l’attenzione del proprio accompagnatore a bordo di una autonomous car. Dato che l’accompagnatore non deve guidare attivamente il veicolo, potrebbe concentrarsi su chiacchierare e prestare aiuto alla persona disabile.

I rischi delle driverless cars per il trasporto delle persone disabili

Le self-driving cars presentano anche dei rischi. Persone con ridotta mobilità o su sedia a rotelle potrebbero avere difficoltà nell’abbandonare un veicolo in caso di incidente, soprattutto se il cofano è danneggiato. Questo rappresenterebbe un problema grave per la sicurezza delle persone su sedie a rotelle. I costruttori di auto autonome dovranno modificare il proprio design per risolvere questo problema.

In caso di auto in panne, un’autista disabile potrebbe trovarsi bloccato in una zona senza trasporto pubblico e senza servizio taxi disabili. Le compagnie di soccorso stradale dovranno attrezzarsi per rispondere alle esigenze di persone disabili.

Le mancanze dei prototipi delle self-driving cars

I prototipi delle autonomous cars sviluppati sin ora hanno dei limiti. L’intellingenza artificiale che li controlla opera con dei pregiudizi. Secondo un rapporto scritto da Ian Moura per il Disability Rights Education & Defense Fund, la tecnologia di questi prototipi non è in grado di riconoscere una persona su sedia a rotelle.

In un esperimento in cui una donna su sedia a rotelle ha attraversato la strada di fronte ad un prototipo, il sistema ha indicato all’auto di procedere senza fermarsi. Gli ingegneri dovranno creare degli aggiornamenti dei sistemi che permettano alle auto di riconoscere umani che si muovono in modo diverso.

Driverless cars: i veicoli per disabili del futuro?

Le self-driving cars sembrano rappresentare la soluzione più ottimale alla mancanza di autonomia e inclusione delle persone con disabilità, con grandi vantaggi quali maggiore autonomia e inclusione. I dubbi, rischi e possibili miglioramenti rimangono parecchi, ma lo sviluppo della tecnologia e nuove legislazioni potrebbero risolverli.

Ci sarà un lungo periodo di tempo in cui le auto di livello zero, uno e due circoleranno sulle strade insieme a quelle di livello tre, quattro e cinque. Anche per questo occorre ancora tanta sperimentazione per portare le driverless cars in commercio in Italia.

Quando queste saranno disponibili alla vendita, i concessionari di auto per disabili, come Allied Mobility, dovranno adattarle per renderle accessibili da sedie a rotelle.