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I disabili non autosufficienti si battono per ricevere il vaccino anti Covid

I disabili non autosufficienti si battono per ricevere il vaccino anti Covid

I disabili non autosufficienti e con patologie sono stati esclusi dalla prima campagna di vaccinazione contro il Covid 19. Le associazioni per persone disabili accusano di essere state “dimenticate dalle Regioni, dal governo e dall’Europa”.

Nel piano Nazionale di vaccinazione hanno diritto alla profilassi prioritaria il personale sanitario, i residenti e il personale delle Rsa e le persone in età avanzata. Non vi è nessun riferimento ai disabili, tranne quelli ricoverati nelle Rsa, la maggior parte di cui sono anziani. I caregiver, le badanti e le famiglie di persone diversamente abili, sono totalmente esclusi.

Eppure, le persone con disabilità non autosufficienti sono ad alto rischio, dato che sono a stretto contatto con chi li aiuta nella vita quotidiana. Essendo inoltre esenti dal distanziamento sociale e dall’uso della mascherina, il pericolo che corrono di essere contagiati dai propri caregiver è maggiore. Senza menzionare il fatto che i disabili non autosufficienti sono praticamente costretti a stare al chiuso dentro la propria abitazione, dove il virus si può diffondere più facilmente.

Il Lazio è l’unica regione che ha creato una determinazione propria per includere nella fase due della distribuzione del vaccino le “persone con comorbidità severa, immunodeficienza e/o fragilità di ogni età”, ossia i disabili e le persone che frequentano le Rsa in modalità semiresidenziale.

Le associazioni per la difesa dei diritti dei disabili si sono battute per questa causa già da tempo. Yannis Vardakastanis, presidente dell’Edf, il Forum Europeo sulla Disabilità, che coordina tutte le associazioni nazionali, aveva infatti richiesto l’inclusione delle persone disabili nella pianificazione delle strategia di vaccinazione con ammissione prioritaria e gratuita il 31 Ottobre 2020. 

Il Cese, il Comitato Economico e Sociale Europeo, ha lanciato nuovamente l’appello il 3 Dicembre. Eppure, le uniche nazioni che hanno riposto in maniera concreta sono la Svezia, l’Irlanda e la Gran Bretagna.

Il 23 Dicembre, Stella Kyriakides e Helena Dalli, Commissarie UE per la Salute e la Sicurezza Alimentare e per l’Uguaglianza e la Parità di Genere, hanno offerto solamente rassicurazioni dell’impegno dell’Unione Europea a proteggere la salute di tutti i cittadini europei, disabili inclusi.

Roberto Speziale, presidente dell’Anfass (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), accusa il governo, e precisamente il ministro Speranza e il commissario Arcuri, di offrire solamente un’ “assordante silenzio” all’appello ormai lanciato da tante associazioni da mesi.

Tommaso Andreussi, 40 anni, ingegnere aerospaziale, costretto a stare a casa per la maggior parte del 2020, si chiede il motivo di questa scelta, dato il numero contenuto di persone disabili non autosufficienti in Italia. Tommaso lavora in smartworking e non esce mai. La zia e il padre di Andreussi hanno scritto al governo regionale per evidenziare la situazione, senza successo.

Hanno lanciato l’appello anche FISH (Federazione Italiana per Il Superamento dell’Handicap), FAND (Federazione Tra Le Associazioni Nazionali Dell Persone Con Disabilità), AIPD (Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down) e Chiara Maria Gemma, Europarlamentare M5.

Le persone disabili non autosufficienti, le loro famiglie, e i loro caregiver, rimangono con il fiato sospeso.