La guida disabili ha una storia lunga e complicata. L’ostacolo principale alla guida dei disabili in Italia non è la tecnologia, che all’estero viene già sviluppata negli anni Quaranta, ma la legislazione. Infatti prima degli anni Sessanta, le persone con disabilità non potevano conseguire la patente.
In questo articolo esploriamo la storia della guida disabili in toto: dalla creazione della patente speciale all’evoluzione della tecnologia che permette alle persone disabili di guidare.
L’evoluzione del Codice Della Strada per la guida disabili
Il primo Codice Della Strada, varato nel 1933, vietava la circolazione agli autisti con disabilità. Secondo il Codice, poteva mettersi alla guida di un veicolo solo chi “non è affetto da malattie fisiche o psichiche e non presenta deficienze organiche di qualsiasi specie che gli impediscano di condurre con sicurezza un’automobile”.
Nel 1958, un artigiano, Otello Venturini, si reca presso il Ministero Dei Trasporti insieme a un paraplegico fiorentino, Socrate Ulivi. Venturini dimostra ai funzionari che è in grado di creare degli ausili per permettere a persone con disabilità di guidare in sicurezza.
Così, nel 1959, viene introdotto un nuovo Codice Della Strada, che stabilisce che le persone con disabilità fisiche possono conseguire la patente per “motocicli, motocarrozzette e autovetture” adattate. Ecco che nasce la patente speciale e vediamo le prime auto guida disabili.
Qualche anno più tardi, nel 1974, il ministero amplia il tipo di veicoli che le persone con disabilità possono guidare. Le persone disabili possono anche guidare “autoveicoli per il trasporto promiscuo di persone e cose, autocarri, autoveicoli per uso speciale o per trasporti specifici”. Bisognerà aspettare il 1992 per vedere l’estensione della patente speciale a autobus fino a 16 posti.
Gli autisti paraplegici che hanno ispirato l’Italia
Negli anni Settanta Gabriella Bertini, paraplegica da quando aveva tredici anni, diventa la prima donna italiana su sedia a rotelle a guidare un’auto per disabili. La sua 500 bianca, comprata nel 1965 contro il parere della sua famiglia, è uno dei primi veicoli per disabili con comandi manuali in Italia.
La foto di Gabriella al volante dell’iconica 500 bianca appare su tutti i giornali. La giovane donna diventa un simbolo di forza e coraggio perché lotta per la propria indipendenza in un’Italia in cui le persone con ridotta mobilità o handicap hanno pochi diritti.
Negli anni Ottanta Clay Regazzoni, pilota di Formula 1 svizzero conosciuto in tutto il mondo, fa un grave incidente sul circuito di Long Beach, in California. L’impatto gli fa perdere l’uso di entrambe le gambe.
Ma l’incidente non ferma Regazzoni, che monta comandi modificati manuali sulla propria auto da corsa e nei primi anni Novanta inizia a affrontare percorsi da rally. Così il tema della guida per disabili diventa di spicco in Italia.
La guida disabili dopo il 2000
Nel 2003, il ministero modifica il Codice Della Strada ulteriormente. Possono fare la patente per motocicli anche le persone con minorazioni agli arti e i conducenti con disabilità possono guidare taxi.
La integrazioni e modifiche del Codice Della Strada nel corso degli anni sono molteplici e complicate. Piano piano, la legislazione diventa sempre più inclusiva, permettendo di guidare anche a chi ha rigidità invalidante del collo o chi vede da un solo occhio.
Nel 2014, il ministero ha allineato i tempi di validità della patente B speciale a quelli della patente normale per chi è affetto da malattie consolidate e non soggette a cambiamenti.
Ciononostante, come abbiamo spiegato in un altro articolo, le patenti speciali sono ancora soggette a iter burocratici lunghi, costosi e complicati. Associazioni come ANGLAT e FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) si battono tutt’oggi per l’abolizione di questi ostacoli.
L’evoluzione delle auto per disabili
Mentre la storia della guida disabili è lunga e complicata, l’evoluzione degli adattamenti è più lineare.
I primi ausili sono stati inventati all’estero. Già negli anni Quaranta in America compare il primo volante con pomello girevole, che consente di guidare con una mano sola. Così Otello Venturini sa che il suo sogno, realizzare ausili per guida disabili, è realistico.
Nei decenni successivi arrivano le invenzioni di sollevatori per carrozzine e auto per sedie a rotelle. Con l’evolversi della tecnologia gli ausili per auto guida disabili sono diventati sempre più comodi e facili da utilizzare.
Oggi gli adattamenti, pur somigliando alla versione originale manuale, sono elettronici e funzionano collegandosi al computer delle vetture. Il numero di adattamenti disponibili sul mercato è molto ampio; pensate all’acceleratore a cerchio, la rampa elettrica e i comandi wireless.
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